“La chiusura dei grandi negozi trevigiani, insegne storiche come Marangon e Giovannetti, Erbavoglio per l’infanzia, prima ancora De Pol e Berto’s colpiscono tutti: noi colleghi imprenditori del settore moda, ma anche cittadini. Rappresentano il patrimonio commerciale e storico della città, non sono dei semplici punti vendita, ma luoghi di incontro, di relazione, di stile, dove l’esperienza della vendita consolida legami ed abitudini. Non possiamo che ringraziarli per contributo al commercio e per il ruolo sociale ed economico che hanno avuto e tuttora svolgono, restituendo un’immagine moderna, elegante e curata della città a cittadini, consumatori, turisti. I bei negozi sono il biglietto da visita di una qualsiasi città, piccola, media o grande ed il commercio indipendente è ancora capace di portare valore al settore ed alle città. Certo, stiamo assistendo ad un profondo cambiamento ed è doveroso interrogarsi, non solo sulle cause che da anni- in maniera progressiva- assottigliano numericamente la rete del commercio tradizionale, ma anche sul passaggio generazionale che in questo caso, come in molti altri, è una delle cause che porta alla chiusura dei negozi per mancanza di qualcuno che subentri. Occorrerebbe un approccio nuovo e di Sistema che consideri le reti dei negozi dei centri storici come centri commerciali naturali, dove esiste una politica manageriale attiva nella gestione dei marchi, delle cessioni, delle uscite e dei subentri. Quello che sta succedendo a Treviso succede anche in vari altri centri della provincia: Conegliano, Oderzo, Castelfranco, Vittorio Veneto, Montebelluna… e per questo motivo - per il valore intrinseco dei negozi - credo che sarebbe opportuno mettere in moto nuove sinergie tra mondo associativo, categorie, privati, proprietari, Pubbliche Amministrazioni, esperti di retail e di nuovi trend. Bisogna presidiare i luoghi e contribuire alla loro vitalità. Per sostenere la restanza dei negozi indipendenti della moda, eccellenza di una trama commerciale tutta italiana, trevigiana, servono azioni urgenti come: accorciare le filiere, sostenere le produzioni venete, valorizzare la prossimità, ripensare gli spazi commerciali come luoghi vitali generatori di incontri, di relazioni, investimenti  nella rigenerazione urbana, sostenere e potenziare la micro imprenditorialità, con contributi a fondo perduto per le spese iniziali, microcredito agevolato, servizi di formazione e consulenza. No a misure spot, ma si a misure stabili, forti, incisive. Il retail rappresenta un business sostenibile capace di creare valore per tutta la comunità e, in una visione più ampia, di rendere più prospero e competitivo l’intero territorio trevigiano.”

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Cambio della guardia in Fipe-ConfCommercio

Accoglienza nella Marca Trevigiana