“Rispettiamo il ruolo istituzionale e la scelta economica di Fondazione Cassamarca: prendiamo atto che a fine luglio chiudono il CloakRoom e La Pace, (cui si aggiungono -per altri motivi - il Dump in Galleria Bailo ed il Jbo’s in Porta S. Tomaso, ma non possiamo non esprimere solidarietà ai colleghi e profondo rammarico per la discontinuità che ha interessato e sta interessando alcune attività storiche della nostra città. Basta ricordare la recente chiusura dell’Oca bianca. Quando chiude un’insegna, chiude un pezzo di storia dell’intera comunità”.

E’ questa la prima reazione di Michele Pozzobon- presidente di Fipe-Confcommercio – il maggior Sindacato del settore. “Dietro ad ogni insegna, spiega Pozzobon, non si sono soltanto un locale o un contratto, ma anni di investimenti, tante professionalità costruite nei decenni, stipendi e occupazione, un patrimonio ed un capitale umano costruito nel tempo che hanno contribuito a qualificare l’offerta del centro storico, aumentandone l’attrattività e diventando parte dell’identità turistica e culturale”.

Pur rispettando la scelta della Fondazione, Pozzobon pone una riflessione importante: “Lo statuto della Fondazione prevede che eventuali attività di impresa possano essere esercitate solo in quanto direttamente strumentali al perseguimento delle finalità istituzionali: è un principio che - come Fipe- condividiamo e comprendiamo, ad esempio, la gestione di servizi strettamente collegati alla valorizzazione di un museo o di un bene culturale, quando questi rappresentino un supporto alla missione della Fondazione. Diverso è il caso in cui la gestione diretta di un’attività di ristorazione assuma i caratteri di un’attività imprenditoriale stabile ed autonoma che ha portato valore al territorio. Ed è questo il punto su cui intendiamo richiamare l’attenzione, perché il confine tra attività strumentale ed attività economica svolta sul mercato merita di essere mantenuto chiaro, valorizzato, nel rispetto delle finalità proprie di una Fondazione e del ruolo delle imprese che operano quotidianamente nel settore. Come Associazione di categoria, continueremo a monitorare questi cambiamenti ed a portare sempre, a tutti i tavoli, il punto di vista delle imprese che rappresentiamo con spirito costruttivo e nel rispetto dei ruoli istituzionali di ciascuno. Ci proponiamo, congiuntamente alla Confcommercio cittadina, per farci parte attiva di un tavolo di confronto permanente per intercettare le situazioni contrattuali prima che arrivino alla chiusura, cercando mediazioni con le proprietà e supportando le imprese. Servirebbero, per attività storiche come queste, ma anche per molte altre che hanno dovuto chiudere, dei fondi di garanzia o di rotazione per aiutare i gestori nelle scelte e nei momenti di chiusura dei contratti. Capiamo il cambiamento, ma la sostenibilità urbana è un valore collettivo irrinunciabile”.

Giovanni Cher riconfermato presidente di Federalberghi