Alla vigilia del mese di agosto, quando l’estate giunge al clou, e quando, nel tempo delle ferie brevi e frazionate col via vai di chi parte e di chi arriva, si moltiplicano le grida di stupore se chiude un’insegna storica e si brinda quando se ne apre una nuova, tra pensionamenti nostalgici, scadenze contrattuali dolorose, spostamenti e coraggiose aperture – emerge - in questa estate scandita dalle ondate di caldo e dal turismo che cresce in numeri e qualità, il valore intrinseco dei pubblici esercizi e dei locali di Treviso e della sua provincia: come postazioni di accoglienza e ristoro, come luoghi di socialità e convivialità, come presìdi di relazioni, come centri nevralgici delle nuove urbanità. Stiamo parlando di circa 5000 unità locali (dati di inizio 2025) e di circa 22 mila dipendenti, almeno 8 format diversificati commercialmente (bar, bistrot, tavole calde, trattorie, osterie, pizzerie, ristoranti, locali da ballo). Si tratta del comparto che pesa maggiormente nel terziario e tiene in vita le nostre città, i piccoli borghi della provincia, le piazze ed i centri storici.
Non bastano i sollevamenti di popolo se chiude il bar sotto casa ed improvvisamente ci si accorge di come possa incidere sulle nostre abitudini quotidiane, serve, sia nelle Istituzioni, sia nei consumatori, un cambio di passo, una riflessione comune capace di sviluppare un pensiero critico e collettivo adeguato. Se è vero che i locali pubblici sono presìdi di comunità, se è vero che sono importanti per le relazioni tra i giovani e per gli anziani soli, per la sicurezza dei quartieri, allora questa Comunità va costruita con la C maiuscola attraverso una presa di consapevolezza dei singoli individui, capace di trasformarci in impegno civico ed in energia collettiva. Ecco perché invito tutti a “stare un po' scomodi”, a riflettere, a cambiare. Basta iniziare.
Siate scomodi.
L’estate è anche il tempo della riflessione. Un tempo prezioso per chiederci quale società vogliamo costruire al rientro.
Viviamo in un’epoca che ci offre tutto in modo semplice e immediato: un clic, una consegna, una risposta istantanea. Ma la comodità, da sola, non costruisce comunità.
Vorrei allora fare un elogio della “scomodità”: quella di chi sceglie il confronto anziché l’omologazione, il dialogo anziché gli slogan, la relazione autentica anziché la scorciatoia. Di chi accetta la complessità, perché sa che è proprio lì che nascono le idee migliori e i legami più forti.
Anche i pubblici esercizi vivono di questa filosofia. Bar, ristoranti e locali non sono semplici luoghi di consumo, ma spazi di incontro, di socialità e di vita condivisa. Sono presìdi che tengono unite le nostre comunità e che continuano a dare valore ai nostri territori.
Per questo, da Presidente FIPE della provincia di Treviso, rivolgo un invito semplice: abbiate il coraggio di essere un po’ scomodi. Di uscire dagli automatismi, di dedicarvi tempo, di incontrare le persone, di vivere le nostre piazze e i nostri locali.
Perché una comunità cresce quando le persone si incontrano davvero. E, alla fine, è molto meglio essere scomodi insieme che comodi da soli.
Michele Pozzobon, Presidente Fipe-Confcommercio della provincia di Treviso